Poggioreale Antica

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Poggioreale, Sicily Vlog – La città dimenticata

From: Foot Ontheway Travel-Vlog

A lovely town destroyed by the Belice Valley earthquake in 1968, and eventually rebuilt in a safer place a few kilometers away, causing the entire population to be moved there. Living behind all their memories and havings which probably could have been saved

to support “Associazione Poggioreale Antica” donate to:

BANCA NUOVA – FILIALE DI POGGIOREALE INTESTATE

to: POGGIOREALE ANTICA IBAN: IT 10 Y 05132 81920752570337350

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email: poggiorealeantica@virgilio.it

 

 

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Poggioreale. Successo per il 1° Convivio di poeti

 

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di Mariano Pace

Gran successo per l’evento culturale: ”1° Convivio di poeti”, tenutosi nelle adiacenze di Palazzo Agosta di Poggioreale  Antica. Alla manifestazione hanno partecipato un gruppo di poeti e poetesse provenienti da centri delle tre province di Trapani, Agrigento e Palermo. Tutti  hanno recitato, tra i suggestivi angoli del vecchio paese di Poggioreale gravemente danneggiato dal terremoto del gennaio 1968, poesie a tema libero o ispirate a Poggioreale Antica. Ad intervallare i brani poetici, in lingua e in dialetto, sono intervenuti i canti e le musiche di Cinzia Romano La Duca e Calogero Catania. L’iniziativa è  stata  organizzata  dall’Associazione Culturale Poggioreale Antica (guidata dal presidente Giacinto Musso), con il patrocinio del comune. Nella foto  i poeti partecipanti: Calogero Petralia, Gaetano Zummo,Calogero Cangelosi, Federica Zummo, Francesca Sancetta, Palma Civello,Andrea Randazzo,Leonardo Tumminello,Antonino Causi,Alba Pagano,Sapienza Maria Tindara,Giovanna Sciacchitano,Irene Bonanno, Maria Luisa Robba, Calogero Catania, Rosario Loria, Erasmo Vella.

Fonte: http://belicenews.it/notizie/cultura/poggioreale/poggioreale-successo-per-il-1%C2%B0-convivio-di-poeti/

I° Convivio di Poeti a Poggioreale Antica

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Festeggiamenti in onore di Sant’Antonio da Padova

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Poggioreale, conferita cittadinanza onoraria a Peter Maniscalco, Presidente dell’Associazione S. Antonio da Padova Protettore a Sydney. Sabato la cerimonia

di Francesco Ippolito

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In data 15 Maggio 2017 il Sindaco Lorenzo Pagliaroli ha conferito la cittadinanza onoraria al Sig. Peter Maniscalco, Presidente dell’Associazione S. Antonio da Padova Protettore di Poggioreale in Sydney.

La cerimonia ufficiale avrà luogo sabato 27 Maggio 2017, alle ore 17:00, presso l’aula Consiliare Cangialosi del Comune di Poggioreale. In tale occasione il Presidente Maniscalco avrà il piacere di consegnare degli attestati di intitolazione delle stanze della nuova ala del “Villaggio S. Antonio di Sydney” ai sindaci che si sono susseguiti dal 1968 fino ad oggi, all’Associazione Poggioreale Antica ed al Comitato S. Antonio di Poggioreale, nonché della Cappella intitolata al Canonico Francesco Aloisio e all’Arciprete Giuseppe La Rocca.

Saranno proiettate fotografie della cerimonia di inaugurazione della nuova ala “Villaggio S. Antonio di Sydney”. Presenzierà la manifestazione il vicesindaco Antonio Vella e sarà presente la senatrice Pamela Orrù.

 

Fonte: http://castelvetranonews.it/notizie/?r=ezO

Shooting a Poggioreale Antica

Shooting a Poggioreale Antica con Pino Re, Giuseppe Briganti, Antonella Anello e i due splendidi cavalli Oscar e Fire.

IL VIDEO E STATO CREATO A SCOPO AMATORIALE SENZA NESSUN FONDO MONETARIO O A SCOPO DI LUCRO
Regia e foto: Pino Re

Riprese a cura di: G&V Morreale Production

Ruderi Poggioreale Sicilia – Visti dal Drone – Interviste teche Rai

 

 

di Gaetano Barbarino

Poggioreale Antica, città fantasma in provincia di Trapani. Il sisma del 1968 distrusse totalmente Gibellina, lasciando in mezzo al fango tantissime famiglie, senza dare scampo alcuno a tante altre. A Poggioreale, nel freddo Inverno di quella notte, ” triste e furfante, un terremoto fece crollare gran parte delle abitazioni, lasciando solo lo scheletro di esse. Dal 2 Ottobre 2011, l’associazione #poggiorealeantica, grazie alla forza di volontà del presidente Giacinto Musso, dei fondatori e grazie all’opera dei tantissimi volontari, ha riportato in vita la storia e le tradizioni, ripecorribili attraverso una guida organizzata in quanto – lucchetti e cancelli di ingresso al paese, ne vietano l’accesso per ovvie precauzioni della ancora, non messa in sicurezza del sito.

L’Associazione ha lo scopo di svolgere, anche di concerto con la Pubblica Amministrazione pro-tempore e con le altre associazioni, azioni ed opere finalizzate alla promozione turistica e culturale del centro storico di Poggioreale.

Sono state ripulite strade, ammassi di pietre e quant’altro ostacolava l’accesso alle piccole viuzze. All’interno di qualche palazzo ancora in piedi, è possibile trovare tutto com’era quella notte, oltre ai rinvenimenti continui di oggetti e affreschi di opere che nel tempo rischiano inesorabilmente la distruzione totale.

A differenza di Amatrice, l’allora situazione politica fece sperpero indiscriminato di denaro e poco o niente fù dato a sostegno agli abitanti, costretti ad abbandonare tutto, oltre quello che avevano perduto.

La ricostruzione di Poggioreale Nuova offre altrettanto sgomento e senso di abbandono, la cementificazione ad opera di architetti che si sbizzarrirono a dare creare disegni estetici e meno sostanza agli edifici, anch’essi abbandonati per ovvi motivi di insussistenza ai residenti che non trovarono lavoro e supporto. Alcune opere finanziate non furono mai completate.

Questo documentario è il frutto di una ricerca e di una partecipazione diretta per sostenere l’associazione.

Grazie alla condivisione del filmato si darebbe un grande aiuto a chi ancora oggi sta facendo il possibile, affinchè i competenti organi Regionali e Nazionali possano prestare attenzione e supporto a questa gente che fino a poco più di un decennio fà, era costretta a rivedere ” le baracche” realizzate a suo tempo.

Le fotografie e le interviste storiche sono state oggetto di ricerca e supporto per realizzare il filmato, potete trovarli sul sito ufficiale dell’associazione alla quale porgiamo, i nostri migliori auguri nel poter far diventare questa zona fruibile a tanti turisti, per tramandare di generazione in generazione la vera cultura contadina, con profumi, sensazioni, in un silenzio agghiacciante che accappona la pelle.

 

Grazie per la condivisione – Gaetano Barbarino

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Programma festività San Giuseppe 2017

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Almeno un’iniziativa al mese per promuovere Poggioreale Antica

 

di Mariano Pace

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“Almeno una iniziativa al mese per promuovere e valorizzare la suggestiva bellezza storica-architettonica-artistica dei ruderi della Poggioreale Antica”. E’ la chiave di lettura del programma-anno 2017 dell’Associazione Culturale Poggioreale Antica. A snocciolare i singoli interventi è Giacinto Musso, presidente dell’Associazione. “Abbiamo già ideato  ben dieci momenti- per promuovere  soprattutto il nostro vecchio paese ma anche il territorio circostante-dice il presidente Musso-Ci fermeremo solo nei mesi di febbraio ed agosto”.

Intanto nei giorni scorsi si è celebrato il primo intervento con la cerimonia di Commemorazione delle Vittime del terremoto del gennaio 1968, culminato con la deposizione di fiori presso una delle vecchie abitazioni”. Nel mese di marzo sarà allestito, in occasione dei festeggiamenti in onore di San Giuseppe  presso i locali dell’ex scuola elementare, un “Altare in arte povera”. Ad arricchire l’altare solo dolci tipici degli anni prima del terremoto del 1968. Tre escursioni nel territorio  saranno organizzate ad aprile. Previste visite alla diga Mario Francese (ex Diga Garcia), all’area archeologica di Monte Castellazzo ed al Borgo Cautalì.

Il 1 maggio invece si darà vita alla tradizionale festa presso il Palazzo Agosta, ove sorge il museo Etno-Antropologico. In programma  la degustazione di prodotti tipici. Il 1° concorso di Poesie in lingua dialettale è in programma per il mese di giugno. I partecipanti dovranno presentare poesie inedite che si ispirano alla Poggioreale Antica.

A luglio scatterà la “Mostra di foto” dedicata agli interventi di recupero ambientale, con un dibattito sull’attività di volontariato. La 1^ Festa del Vino invece si terrà a settembre. In particolare i riflettori saranno puntati sulla dimostrazione pratica della “pigiatura antica  dell’uva” nel palmento di Palazzo Agosta.

Ad ottobre il calendario prevede il 1° Concorso fotografico sul tema: ” Le pietre antiche di Poggioreale”. Saranno premiate le prime tre più belle foto, scattate a Poggioreale dal terremoto del 1968 fino ai giorni nostri. La mostra su gli “oggetti e documenti antichi” rinvenuti dentro le singole abitazioni del vecchio paese di Poggioreale si terrà nel mese di novembre. Mentre a dicembre scatterà  il “2° concorso sui Presepi” allestiti nelle rispettive abitazioni. Tutto ciò per quanto concerne le attività, con cadenza mensile, curate dall’Associazione Poggioreale Antica. Inoltre  sarà offerta piena e fattiva collaborazione al comune di Poggioreale ed ad altri enti pubblici e privati nell’organizzazione di sagre ed eventi culturali. Non saranno neanche trascurati i  “capillari” interventi di recupero ambientale dei ruderi che prevedono lavori di diserbatura, taglio di rovi, alberi selvatici, recupero di mosaico. In cantiere anche la presentazione, al comune di Poggioreale, di tre progetti di recupero edilizio-storico-culturale.

L’Associazione, costituita a Poggioreale nel 2011,  annovera 53 soci. Gestisce attualmente un museo spontaneo, ricco di circa 1000 oggetti e di 40 chili di documenti storici. Economicamente si gestisce grazie alle quote sociali e alle donazioni di visitatori e dei soci.

fonte: http://belicenews.it/notizie/?r=4Gx#

Belice, 1968: necessità di rimemorazione attraverso l’arte

di Paolo Cusumano

Il primo segnale della tragedia che sconvolse il Belìce si manifestò il 14 gennaio 1968 alle 13:29. Nel pomeriggio altre scosse fomentarono l’inquietudine ma non riuscirono a trasformarla in terrore.

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio, però, un violento evento sismico, di magnitudo momento 6.1, si espanse nel Belice, in un’area della Sicilia occidentale compresa tra la provincia di Agrigento, quella di Trapani e quella di Palermo.

Gibellina, Salaparuta, e Montevago, risultano completamente distrutte; Poggioreale, Santa Margherita Belice e Santa Ninfa sono quasi annichilite; Partanna, Salemi e Contessa Entellina recano ovunque gravi danni. Calatafimi, Camporeale, Chiusa Sclafani, Menfi, Sambuca, Vita e Castelvetrano perdono una parte importante del loro patrimonio architettonico ma avranno un numero inferiore di vittime, feriti e sfollati.

La “diaspora” congenita del popolo del Belìce si esaspererà ancora di più: la popolazione si andrà dimezzando e chi resterà sarà incastrato in un “viaggio” di ricostruzione lento e incompleto che muterà tutto. Le scosse sismiche continueranno per mesi, talvolta in maniera estremamente violenta, spesso in maniera lieve ma sufficiente all’emergere d’ondate d’ansia e smarrimento. Nel cuore di molte persone questi sussulti continueranno per anni, in alcune per sempre.

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«Ascoltate la voce di chi soffre, date voce a chi soffre: tra le macerie del terremoto, giorno per giorno si distrugge l’ansia del vivere, si decompone lo stesso germe della democrazia» (Antonio Uccello, in Danilo Dolci, 2008).

Il male, il dolore che frantumò questa porzione di Sicilia, come ogni altro evento umano e naturale, ci appartiene anche se non lo abbiamo vissuto direttamente: è una risonanza continua e implicita nel nostro mondo, non ce ne sbarazzeremo mai e, nonostante il trascorrere del tempo e il mutarsi dei luoghi, potremo al massimo riuscire ad armonizzarla in qualche modo con le nostre vite. “Il significato simbolico di uno spazio può sopravvivere persino alla sua propria esistenza materiale, o alla sua localizzazione geografica” (B. Rodeghiero, 2008).

Anche quando l’azione di coloro che sono legati a questa terra si svolge al di fuori dei confini di questa presunta valle, l’ombra del Belìce s’immerge nella memoria, nelle visioni, nella nostalgia, nella rabbia e, soprattutto, nei loro occhi. La conseguente visione del mondo è sismica: contiene in sé l’esplosione della valle che, a distanza di decenni da quel gennaio del sessantotto, continua a far tremare la carne come i muri dei paesi. Il segno lasciato non ha un’interpretazione univoca eppure nella storia del Belìce io ritrovo un’eccedenza di dolore rispetto alla possibilità di un nuovo avvenire o allo sfaldarsi di mentalità opprimenti (soprattutto per le donne).

Andando oltre il lutto di cui l’evento ha macchiato la terra (o di cui la terra ha macchiato l’evento) non si può far tacere, per convesso, la speranza endemica di riscatto che ha serpeggiato fra molta gente in quegli anni. Al di là delle effimere opportunità fornite dalla ricostruzione, molte persone hanno mostrato una gioia sana, non maniacale, che li ha coinvolti in un’entusiasmante mutamento della loro vita, attraverso un cammino di disvelamento del divino che si celava dentro loro (entusiasmo deriva dal greco énteos, composto da én, in, e teos, dio, ovvero “il dio dentro”). Anche la parola disastro può avere quindi una doppia accezione contrastante in quanto, se da una parte deriva da dal latino disastrum – composto di dis, col senso di contrario, cattivo, maligno e astrum, nel senso di ventura – nell’accezione di sfortuna o danno, dis-astro, come scrive Steiner (1994), è anche “una pioggia di stelle sull’umanità” e quindi l’abbattimento di uno status quo e la possibilità di un nuovo inizio aperto all’ignoto e quindi anche a un ipotetico bene.

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I paesi del Belìce negli anni sessanta e settanta possono vantare uno storia d’attivismo, di impegno, di speranza del futuro che è quasi sconosciuta ai più, una storia che andrebbe riscoperta, raccontata nuovamente a tutti, a prescindere dall’età, per confrontare e riconnettere questo sfuggente presente che fatichiamo a comprendere con le vicende del nostro recente passato. Bisognerebbe riascoltare la voce di chi visse quegli anni, leggere e confrontare testi che raccontano storie non allineate, in parziale contrasto fra loro, come I Ministri dal Cielo (L. Barbera, 2011), L’Infanzia è un Terremoto (C. Susani, 2008), Profonda Sicilia (M. Farinella, 1968), I Miei Diciotto Anni nel Belìce (A. Riboldi, 1977a), ’68 Terremoto in Sicilia (A, Rigoli, 1968), Lettere dal Belìce e al Belìce (A. Riboldi, 1977b), Te la do io Brasilia (M. La Ferla, 2004), Per Gibellina (M. Manganaro, 2006), Valle del Belìce: Terremoto di Stato (F. Cagnoni, 1976), Belìce: Lo Stato Fuorilegge (a cura del Centro Studi e Iniziative Valle del Belìce, 1970), Belìce 1980. Luoghi problemi progetti dodici anni dopo il terremoto, (A. Cagnardi 1981), Un Popolo in Piazza: La Lezione del Belìce (G. Ingardia, S. Ingrassia, 1988), Salaparuta ieri e oggi, (B. Graffagnino, 1969), La terribile occasione. Imprenditorialità e sviluppo in una comunità del Belìce (M. Rostan M., 1998). Altri testi, che parlano invece di architetture perdute e architetture contemporanee, ci spiegano come è mutato fisicamente il Belìce negli anni. Fra i molti: Belìce 1968–2008: barocco perduto, barocco dimenticato (G. Antista, D. Sutera), Il restauro di necessità: la Valle del Belìce, (G. C. Infranca, 1993), Santa Margherita di Belice: una fisionomia scomparsa, (T. Giaccone, 1987), Gibellina: un luogo, una città, un museo (a cura di S. Giacchino, M. N. Rotelli, 2004). Tutto questo magma di informazioni va discusso, vissuto e tramandato come autentico patrimonio per progettare con maggiore consapevolezza il futuro.

È fondamentale che ogni uomo legato al Belice perda un distacco emotivo che, in relazione a questi luoghi, non gli appartiene: “Ogni storia diventa cronaca quando non è più pensata, ma solamente ricordata nelle astratte parole …” (B. Croce, 2001). Lo spunto storico e geografico è solo la base attraverso cui poter rivivere un’emotività connessa a quegli eventi. Il “reale” è ancora immerso nella memoria di questa gente, anzi mi permetto di dire la “mia gente”, ed ha fortemente influito e influirà ancora nelle generazioni future: il suo fantasma si trasforma e tormenta sempre con modalità nuove e/o antiche (come, ad esempio, l’amarezza di un’emigrazione forzata). Coglierne l’essenza è un’opera immane che va al di là delle mie forze, ma mi è impossibile rinunciare alla sua metafora sismica, alla forza di un cambiamento devastante e alle vibrazioni emotive che quei luoghi continuano a donare a chiunque vi si avvicini con cuore aperto. Il topos diviene quindi sotterraneo, si trasferisce nel deserto interiore, in un luogo “altro” dove tutto costantemente muore e rinasce e i cui confini sono sempre nomadi: esattamente come il bisogno espressivo degli artisti di questa terra.

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Il prossimo anno scoccherà il cinquantesimo anniversario del terremoto del Belice: spero vivamente che l’intera popolazione Belicina, i suoi amministratori e i suoi artisti abbiano un sussulto vitale, creativo e potente. Sarebbe fantastico se Musicisti, Attori, Pittori, Poeti, Cantanti, Ballerini, Narratori, Scultori, Fotografi, Ginnasti e creativi di ogni sorta, inondassero le vie e le piazze dei paesi del Belice per rivivere il dramma e attraversarlo catarticamente, trascinando con sé coloro che desidereranno partecipare. Tutto ciò però richiede una pianificazione scrupolosa da parte della Politica, nel senso più alto del termine, ed una visione lungimirante. Ai nostri amministratori locali e ai rappresentanti Regionali e Nazionali rivolgo il mio appello: non lasciate che il cinquantesimo anniversario del terremoto del Belice passi in silenzio. Stesso appello rivolgo ai creativi della nostra terra: reimmergetevi nella nostra storia, create e condividete con tutti. La nostra gente ha bisogno di rimemorare, riattraversare il ricordo e rigenerare le proprie radici.

Fonte: http://www.castelvetranoselinunte.it/belice-1968-necessita-rimemorazione-larte/87088/#testoarticolo

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